racconti di Viaggio

Luglio 2017

Delhi – Jaipur – Mandawa – Agra – Delhi

Premesso che l’India è un mondo a parte, un mondo che custodisce millenni di storia, cultura, arte, religiosità, tutti elementi che si respirano in ogni aspetto della vita quotidiana, dove passato e presente si fondono continuamente, due sono le alternative al rientro da questo viaggio: essendotene innamorato perdutamente conservi nel cuore e nell’anima questa esperienza, coltivando la speranza di nuovi e ripetuti ritorni, oppure metabolizzi l’impatto con il caos incessante e frenetico di questo vasto e contraddittorio Paese con la consapevolezza che quello è e rimarrà il vostro solo ed unico incontro.

La mia esperienza di viaggio mi regala, a distanza di quasi un anno, sensazioni ed emozioni difficilmente descrivibili, perchè: “here everything is possible!”

Parto il 12 settembre da Roma Fiumicino per New Delhi (aeroporto Indira Gandhi, Primo Ministro indiano dal 1980 al 1984): il volo intercontinentale impiega poco meno di 9 ore, atterraggio in perfetto orario. Ultimate le pratiche doganali, finalmente mi dirigo verso l’uscita dove ad attendermi trovo il mio corrispondente, l’autista e la guida locale, il quale mi accoglie con un gran sorriso, la profumatissima e fresca collana di fiori e l’immancabile namastè che viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto e tenendole all’altezza della fronte, del petto o del mento, facendo al contempo un leggero inchino col capo.

La parola namastè letteralmente significa “mi inchino a te”, e deriva dal sanscrito: namas e te. A questa parola è associata una valenza spirituale che, unita al gesto di congiungere le mani e chinare il capo, può essere resa con: in unione con il mio corpo, con il mio cuore e con la mia mente, mi concentro sul mio potenziale divino e, mi inchino allo stesso potenziale che è in te.  Riconoscendo dunque, la sacralità sia di chi porge il saluto che di chi lo riceve.

Tutti e quattro a bordo della nostra vettura ci dirigiamo al centro della città, che distingue Città Vecchia e New Delhi; lo stupore è cominciato subito e, a parte il caldo opprimente che è un particolare che adesso posso dire di aver del tutto trascurato, ho visto tramonti e albe che mi hanno fatto piangere e amare. Ogni angolo dei posti che ho visitato mi è rimasto indelebilmente impresso nella memoria ed ogni fotografia è insufficiente a descriverne la bellezza.

Il viaggio comincia

A poche ore dall’atterraggio…questo è solo l’inizio di  una intensa corrispondenza di amorosi sensi.

Delhi: Fu la capitale di diversi imperi indiani in epoca medievale, ed è una delle più grandi città lungo le antiche rotte commerciali tra l’India e le regioni nord-occidentali della pianura gangetica. Di quel periodo rimangono innumerevoli monumenti e siti archeologici. L’imperatore Shah Jahan costruì la città (ora nota come Vecchia Delhi) che servì come capitale dell’Impero Moghul dal 1649 al 1857.

Old Delhi

Visibilmente stanca …chiedetemi se ero felice.

Forte Rosso: Dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, il Lal Qila è un maestoso e possente complesso della Vecchia Delhi (1630). La Fortezza testimonia il momento di massimo splendore della dinastia imperiale Moghul, una vera e propria città nella città, che fu costruita nell’arco di soli dieci anni e, deve il suo nome all’arenaria rossa di cui sono costruite le massiccie mura.

Forte Rosso è un’attrazione che non potete assolutamente perdervi.

Palazzo Presidenziale: E’ il palazzo presidenziale con le dimensioni più grandi del mondo (la Casa Bianca negli Stati Uniti è 17 volte più piccola), si raggiunge percorrendo la strada reale chiamata “Rajpath” (Rajpath significa appunto “Viale dei Re”) a New Delhi.

Palazzo Presidenziale

Qutab Minaret: Iscritto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, è interamente costruito in mattoni ed è il minareto più alto al mondo, misura settantadue metri, diviso in cinque differenti piani. All’inizio del XIX secolo, a causa di un terremoto, la cupola che sovrastava la struttura cadde e venne sostituita da una nuova cupola nello stile del tardo Moghul.

Qutab Minaret

Lui non c’entra niente con il Minareto, è il “lacchè” dell’hotel a Delhi…tuttavia, come non farvi vedere due occhi cosi!

Mercato di Chandni Chowk: Questo mercato, estremamente caratteristico, è uno dei luoghi più dispersivi del mondo per il caos che lo contraddistingue. Una volta entrati all’interno l’impatto è davvero incredibile; odori differenti, persone in continuo movimento, risciò, dromedari, mucche, motociclette e mezzi di ogni genere che viaggiano tra le sue affollatissime e rumorosissime vie. Se si vuole entrare nella vera India, dove la cultura dell’era Mogul è tutt’ora viva, questo è un luogo che va assolutamente visitato.

    

Chandni Chowk – Old Delhi, notate l’intreccio di fili elettrici che sovrasta la strada… 

Gli ho chiesto il permesso di fotografare, mi ha risposto donandomi una manciata di semi…ancora oggi non ben identificati.

Jaipur: E’ nota come la città rosa del Rajasthan, ed è proprio così. Verso la fine dell’Ottocento, il Maharajah Sawai Ram Singh  emanò un’ordinanza con la quale invitava tutti a colorare le case di rosa per impressionare il Principe Albert in visita dall’Inghilterra. Quella tonalità piacque talmente tanto alla moglie favorita del Maharajah che chiese al marito di far diventare legge l’ordinanza. Ancora oggi il rosa viene ritenuto parte di questa straordinaria tradizione ed è certamente ciò che rende questa città veramente unica.

Jaipur

Palazzo dei Venti: Hawa Mahal era la residenza delle mogli del Maharajah. Per la sua forma strana, a guardarlo dalla strada ricorda un po’ un alveare: ha una facciata punteggiata da 953 finestre, che servivano alle mogli (e a tutte le donne della famiglia reale) per vedere cosa succedeva in città, dal momento che non potevano mettere piede fuori. *(a proposito di piedi, sapete perchè le donne indiane adornano entrambe le caviglie con un gran numero di cavigliere tutte sonanti? Provate un po’ a indovinare!) Questo palazzo è conosciuto come Palazzo dei Venti, perché le finestre sono posizionate in modo tale da canalizzare l’aria per rinfrescare i diversi ambienti; armatevi di pazienza e preparatevi a un po di ressa, la meta è molto gettonata.

*…oltre alle numerose mogli, il Maharaja aveva un cospicuo numero di amanti, molte delle quali non ufficiali. Sembrerebbe dunque che il gran numero di sonanti cavigliere, che egli stesso imponeva alle mogli, gli servisse proprio come campanello d’allarme. La o le mogli avvisavano in tal modo e, loro malgrado, della loro presenza, così “l’amante in seconda” aveva il tempo di dileguarsi da dove era arrivata!

Palazzo dei Venti Jaipur

Inspiro nobiltà ed espiro riconoscenza.

Questa foto è dedicata alla mia Amica Pollina, senza la quale non avrei saputo apprezzare l’importanza di sbendare le ferite. 

City Palace: La cosa che più ricordo di questo Palazzo sono state le bellissime decorazioni delle porte e la coloratissima Porta dei Pavoni che rappresenta l’autunno ed è dedicata a Vishnu (le porte sono quattro in tutto, ciascuna per ogni stagione). Andare a Jaipur senza vederlo è come non volgere nemmeno lo sguardo alla Torre Eiffel una volta giunti a Parigi! Il Palazzo è ancora oggi la residenza ufficiale del Maharajah.

City Palace

 

 

Porta dei Pavoni  

Osservatorio Jantar Mantar: Risale al 1728 e si trova accanto al Palace Museum, è un parco con enormi quanto mai bizzarri strumenti scientifici fatto costruire da Sawai Jai Singh II, sovrano del regno di Amber, appassionato di astronomia e astrologia.  Il sovrano ne fece costruire altri quattro che si trovano a New Delhi, Ujjain, Matura e Varanasi.  Jantar Mantar in sanscrito significa “strumento di calcolo” .

Di questo parco ho ricordi vaghi, in quanto fin dal mattino ha fatto capolino un leggero mal di testa che durante il trasferimento al parco si è trasformato in un sonnellino ristoratore. Quando mi sono svegliata il giovane autista che era rimasto di sentinella (mi hanno lasciata dormire a bordo della vettura), ha chiamato il mio corrispondente Sanjeev Tikù  il quale mi ha offerto una deliziosa tazza di masala chai; il tradizionale tè speziato indiano, ormai immancabile nella mia dispensa. La visita mi è sembrata più che altro un sogno tra fantasia e realtà.

Osservatorio Jantar Mantar

Fort Amber: E’ una delle fortezze più imponenti e meglio conservate del Rajasthan e si trova a circa 11 km da Jaipur. La costruzione risale al sedicesimo secolo. Entrando dalla Porta del Sole si accede ad un ampio cortile, da una seconda scalinata si accede ad un secondo cortile e si arriva alla Porta di Ganesh che è un vero e proprio capolavoro. Per salire al Forte, bisogna ancora armarsi di pazienza per le lunghe file, piccolo spirito di avventura se pensate di risalire a dorso di elefante, cappello e ombrellino parasole se andate nelle stagioni più calde, ma…lo spettacolo è garantito!

Salita al Forte

…senza dubbio una foto molto turistica, come del resto la tradizionale passeggiata a dorso di pacifici elefanti per salire sui ripidi bastioni; però devo ammettere che mi sono molto divertita! Inoltre non c’è verso di sfuggire al piccolo esercito di ragazzi che vi fotografano senza sosta fino ad un certo punto del percorso, e la cosa più incredibile è che appena mettete il piede fuori dal Forte, dopo la visita, ve li trovate d’avanti, vi riconoscono nonostante le centinaia di persone, sventolando sotto il vostro naso un intero book fotografico. Se non ne acquistate almeno un paio, ve li ritroverete fuori dall’hotel!

…eccone uno in moto (appena visibile tra le due file di elefanti) mentre scende per andare a stampare i vostri sorrisi, misti a un po di mal di mare da elefante.

Forte Amber

Particolare dell’accecante e scenografica terrazza d’entrata con pareti e soffitti elegantemente lavorati a specchio al Forte Amber 

Questo raffinato scatto è un omaggio della mia guida locale Yogesch Sharma.

L’eleganza del sari.

…non starete mica pensando che io abbia fatto tutto da sola? Il risultato della foto è il frutto dell’aiuto di due impiegate dell’hotel che con garbo e mille sorrisi mi hanno “agghindata per la festa”.

Il sari è il più affascinante, versatile e antico tra gli abiti tradizionali del mondo, nessuna immagine è più evocativa dell’India di quella di una donna in sari. Nodi, rimbocchi, pieghe, volute, da millenni queste donne, e gli indiani in generale, esibiscono una straordinaria eleganza nell’abbigliamento con il solo aiuto di un pezzo di stoffa non cucito, in un abbinamento di colori scintillanti e mai sgradevoli. Ogni ricorrenza ha il suo sari, come pure la casta di appartenenza e lo stato civile.  Il sari viene indossato sopra una sottogonna in cotone e una camicetta corta chiamata choli. Madre Teresa e le Missionarie della Carità hanno scelto di indossarlo sin dal 1950.

MandawaE’ una città del nord del Rajasthan a 190 km da Jaipur, nella regione dello Shekhawati . È un’antica città di commercio sulla via della seta abitata da ricchi mercanti che vivevano in splendide haveli, grazie alle quali la città è stata definita: “galleria d’arte all’aperto”. Passeggiando tra i vicoli sembra che il tempo qui si sia davvero fermato.

Mandawa Fort: E’ Il forte situato nel centro della città; accoglie il visitatore con una porta dipinta ad arco ornato con Krishna e le sue vacche che è stata costruita nel XVIII secolo da Thakur Nawal Singh, figlio di Shardul Singh. Le stanze del palazzo sono decorate con dipinti di Krishna, raffinate sculture e strabilianti lavori a specchio, che sono dei veri e propri capolavori. Il Forte di Mandawa, è stato trasformato in un heritage hotel.

Ingresso al Mandawa Fort

Saluto di benvenuto al Castle Mandawa Hotel

Ricevere un Tilak vermiglio e leggermente allungato è considerato per tutti una sorta di visibile benedizione, viene infatti applicato al centro della fronte tra le sopracciglia, che è il punto di concentrazione delle energie spirituali. Prima di un evento importante è segno di buon auspicio.

Se dormi in una camera così…”fai bei sogni”

 Reduce dall’evento più colorato della mia vita!  L’Holi Festival a Mandawa

Indian Holi Festival è considerato il più gioioso evento indiano, a cui non è possibile sottrarsi. E’ un giorno speciale in cui si celebra l’uguaglianza e l’unione tra le persone, che si lanciano addosso polveri colorate. Holi è considerata anche la festa degli innamorati che in segno di affetto si colorano il viso a vicenda.

Holi Festival

AgraLa città di Agra appare menzionata nel poema Mahabharata con il nome di Agrabana. La città fu una delle capitali del vasto impero Moghul ed è proprio qui che edificò i suoi monumenti più belli, ogni sovrano infatti ha cercato di lasciare l’impronta del proprio passaggio. Senza dubbio alcuno il simbolo più importante e visitato è il Taj Mahal, imponente mausoleo fatto costruire dall’imperatore Shahjhan per la morte della moglie preferita (Mumtaz Mahal da cui questo capolavoro senza eguali prende il nome), che perse la vita mentre dava alla luce il loro quattordicesimo figlio.

Sempre “scortata” dai miei ormai inseparabili amici, sono uscitia dall’hotel alle 05.30 per raggiungere l’ingresso del giardino che conduce al mausoleo e godere dello spettacolo con le prime luci dell’alba.

…vi state chiedendo se eravamo i soli?

Il Taj Mahal è visitato annualmente da tre milioni di persone provenienti da tutto il mondo.

Una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno, Taj Mahal, la più bella e famosa tomba del mondo a ricordo di una donna.

Questa è stata la mia ultima tappa, domani si riparte! Nel pomeriggio trasferimento in direzione New Delhi per chiudere le valige, cenare ancora in compagnia di Yoghi e Tico, e respirare ad occhi chiusi e capo chino la sacralità di questi luoghi, grazie ai quali ho apprezzato la gioia di aprire il cuore.

 Sanjeew Tikù detto Tico

Tico è un “GGG” grande gigante gentile (libera ispirazione dal film di S. Spielberg), alto quasi due metri, originario del Kashmir (sempre in giro per il mondo), ed è un bramino, sacerdote di alta casta della religione induista.

Yogesh Sharma detto Yoghy

Yoghy oltre ad essere una preparatissima e appassionata guida (non solo del Rajasthan), è un bramino e, coltiva la passione per la fotografia.

 A loro va il mio ringraziamento più profondo per essere stati discreti e pazienti compagni di viaggio e di lavoro, per aver assecondato qualche mio piccolo timore e per avermi guidato con il cuore prima ancora che con gli occhi. Jadl hee milate hain.

Il mio suggerimento è quello di fare almeno un trasferimento in treno, che purtroppo non sono riuscita a fare poichè il mio è stato un itinerario di lavoro per visionare hotel e strutture ricettive in genere. Personalmente adoro il viaggio in treno, stare al finestrino e guardare il paesaggio che cambia è come entrare ed uscire da un quadro, senza chiedere il permesso all’autore. Senza dimenticare i caratteristici Tuk Tuk (che non mi sono fatta mancare) per gli spostamenti in città che viaggiano ad una velocità impressionante in una specie di gimcana attraverso persone, mucche e ogni genere di mezzo di trasporto.

Raccontare un viaggio non è facile, se poi il viaggio è in un Paese dalle mille sfaccettature come l’India, diventa una vera impresa, almeno per me che non vanto velleità da scrittrice. Certamente dieci giorni (compresi due di viaggio) non potevano essere raccontati integralmente, il rischio di diventare noiosa sarebbe stato dietro l’angolo! Il mio intento è semplicemente quello di condividere questa suggestiva esperienza, che in ordine cronologico è l’ultimo dei viaggi oltre oceano... coltivando la speranza di nuovi e ripetuti ritorni!

Namastè

“…per la stessa ragione del viaggio, viaggiare

…saper leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura”

 F. de Andrè – Khorakhanè

Alle mie figlie Marta e Michela, sproni opposti del mio cammino.

Filomena Giaccio

2018-09-05T10:59:16+00:00

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